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LANG="it-IT" DIR="LTR"> ANTIFASCISMO PRE 43                                                                          ANTIFASCISMO PRE 43

Dopo le leggi eccezionali del 1926, mentre sceglievano la via dell'emigrazione numerose personalità dell'antifascismo (Nitti, Sturzo , i due popolari di Sinistra Giuseppe Donati e Francesco Luigi Ferrari, Gaetano Salvemini, Carlo Sforza, Gobetti e Amendola, e poi nenni , Turati e Rosselli), soltanto i comunisti decisero di mantenere in Italia il centro della loro azione attraverso la scelta della clandestinità, nonostante la decapitazione del gruppo dirigente ( Gramsci, arrestato nel 1926, non tornerà più in libertà sino alla morte, nel 1937).

Le altre principale forze politiche dell'emigrazione diedero invece vita in Francia (aprile 1927) alla Concentrazione di azione antifascista, formata dai due partiti socialisti (riunificatisi poi nel 1930) , dal Partito repubblicano. La Concentrazione, da cui restarono fuori i comunisti, assai critici verso i socialisti, e che f una prosecuzione all'estero del cartello dei partiti aventiniani, definì un programma incentrato sugli obiettivi della Costituzione e della repubblica; ma non svolse un'attività pratica di rilievo in Italia, perchè i suoi dirigenti non ritenevano realistico tentare le vie della lotta clandestina nel Paese. L'insoddisfazione per la linea prudente della Concentrazione spinse Rosselli a creare in Francia nel 1929 <<Giustizia e Libertà>>, un movimento che intendeva superare distinzioni di schieramento giudicate non più attuali. L'elemento coesivo fu la costante tensione attivistica, che portò Giustizia e Libertà a promuovere audaci azioni dimostrative, come il volo propagandistico su Milano di Giovanni Bassanesi(1930) , e a costruire gruppi cospirativi nell'interno.


Il solo partito che negli anni della dittatura riuscì a mantenere continuità una sua presenza organizzata in Italia fu il PCI; e questo nonostante gli alti costi umani che portarono all'arresto di migliaia di militanti (su 4 600 condannati dal Tribunale speciale fino al 1943 circa 4 000 erano comunisti). Tale tenuta permise al partito di mettere radici nel Paese, specie in alcuni strati delle classi lavoratrici del centro-nord, ed evitò la sua trasformazione in un semplice raggruppamento di fuoriusciti.


Quanto ai cattolici, a parte la persistenza di un 'opposizione ideale fondata sul valore religioso della libertà in alcuni ambienti dell'Azione Cattolica, e specie tra i laureati, va ricordato il gruppo <<guelfo>> di Piero Malvestiti, diffusosi in Lombardia dopo il 1928 e stroncato dagli arresti nel 1934, il quale si collegava alla dottrina sociale della Chiesa e alle tradizioni del Partito Popolare.


L'avvento al potere del nazismo in Germania e la minaccia di un'espansione dei regimi totalitari fascisti nel cuore dell'Europa diedero a partire dal 1933 una dimensione internazionale all'opposizione al fascismo. La strategia del <<fronte unico>> adottata dall'Internazionale comunista determinò un avvicinamento tra i socialisti e i comunisti europei; e in questo quadro così mutato il riunificato Partito Socialista Italiano e il PCI giunsero, subito dopo lo scioglimento della Concentrazione, alla firma di un patto d'unità d'azione(agosto 1934) che poneva fine alle aspre polemiche durate 15 anni.

Di lì a poco si ebbe la partecipazione di 3 500 volontari italiani alla guerra di Spagna(1936-39) nelle file dei repubblicani, stimolata da Carlo Rosselli (ucciso in Francia nel 1937 in un agguato da sicari fascisti insieme al fratello Nello, storico del Risorgimento), il quale lanciò in quell'occasione la parola d'ordine : << Oggi in Spagna, domani in Italia>>. Fu quello uno dei momenti più alti dell'antifascismo e permise un'esperienza di lotta unitaria preziosa la quale sarebbe stata messa poi a frutto nella Resistenza durante la seconda guerra mondiale.


In quegli stessi anni in Italia, mentre andava proseguendo il lavoro dei comunisti, sviluppato soprattutto all'interno delle fabbriche e delle organizzazioni studentesche fasciste, si delineò dal 1934 anche una ripresa del lavoro clandestino dei socialisti, con la costituzione di un <<centro interno>> che si impegnò in una revisione della vecchia tradizione, insistendo sulla preminenza della classe operaia rispetto al partito e su una concenzione libertaria della della dittatura del proletariato


[da Corso di storia, Capra/Chiottolini/DellaPeruta]

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